La Cappella della Vitaleta e i cipressi: i veri simboli della Val d’Orcia

Sono a nostro parere il simbolo della Val d’Orcia. Sicuramente i più fotografati. Sono loro, i cipressi, protagonisti indiscussi dei paesaggi che abbiamo visitato. Su ogni strada che abbiamo percorso in questo tratto meraviglioso di Toscana ne abbiamo incontrati molti, i viali rapiscono lo sguardo e invitano a fermarsi. I più famosi sono sicuramente i Cipressini tra i campi di San Quirico d’Orcia. Un boschetto veramente piccolo che nasce tra i campi: un vero spettacolo che infonde una strana pace interiore. Saremmo stati lì per ore a guardare il panorama. A questo gruppo di cipressi sono legate numerose leggende e dicerie ma la sua storia pare sia legata a al “Roccolo di caccia”. Un roccolo è un boschetto creato dai cacciatori per attirare gli uccelli il cui uso si diffuse intorno al 1700 per la pratica della caccia con le reti poi abolita da una legge negli anni ‘60. 

La strada per arrivare non è molto agevole ma non vi fate ingannare dal primo gruppo di cipressi che si vede dalla strada. I veri cipressini sono all’interno e credeteci se diciamo che ne vale davvero la pena fare un po’ di strada in più. All’interno del boschetto abbiamo trovato un’opera d’arte, ma sinceramente, a nostro personalissimo avviso, ne rovinava un po’ l’atmosfera bucolica.  

Cappella della Vitaleta 

Questa minuscola chiesetta incorniciata tra due filari di cipressi è tra i paesaggi più conosciuti e fotografati nel mondo. Per molti anni la cappella della Vitaleta è stata consacrata alla Vergine della Consolazione fino a quando al suo interno non venne inserita una statua della Madonna di Andrea della Robbia. La statua, che è oggi conservata nella Chiesa della Madonna di Vitaleta nel centro di San Quirico d’Orcia, ha una leggenda davvero particolare: si dice, infatti, che fu proprio la Vergine, apparendo ad una pastorella, a suggerirle che i fedeli si recassero in una bottega di Firenze dove avrebbero trovato la statua da porre nella chiesa di Vitaleta. Nel 1779, per il persistere di una grave siccità, la Madonna venne trasferita nella Chiesa Collegiata a San Quirico d’Orcia nello stesso anno la statua fu recata una seconda volta in Collegiata dove vi rimase fino al 1782. Nel 1861 a causa di una serie di scosse sismiche la statua venne traslata all’interno della Collegiata e la cappella di Vitaleta subì un progressivo abbandono fino a quando nel 1884 fu riprogettata sia internamente che esternamente dall’architetto senese Giuseppe Partini che si ispirò ai modelli del primo cinquecento. Storia a parte questa piccola chiesa è davvero suggestiva, sia all’esterno che all’interno. Non si può andare in Val d’Orcia e non fermarsi qui. 

Il nostro consiglio è andarci al tramonto, i colori e il paesaggio è davvero da lasciare senza fiato. Si raggiunge comodamente in auto, ma un ultimo tratto è da fare a piedi. La strada non è asfaltata ma non è particolarmente difficile da affrontare con i bambini.  

Emmainvaligia

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