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L’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere: il mito dei gladiatori romani (VIDEO)

Rifare la valigia dopo tanti mesi è stato emozionante. Cercare informazioni, fare un itinerario è stato per noi come rinascere. La nostra prima destinazione è stata la Campania, che per noi è un po’come la seconda casa. Abbiamo scelto di visitare l’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere. Imponente e magnifico, fa concorrenza al suo fratello più noto: il Colosseo. Arrivarci è stato facilissimo, così come parcheggiare. La visita è stata prenotata in anticipo così come prevede la normativa anti-Covid. Il costo del biglietto è di soli 2,50 euro (i bambini non pagano) ed include l’anfiteatro e ben 2 musei.

Un po’ di storia

Fu sede della prima e rinomatissima scuola di gladiatori. Ha un posto di grande importanza nella cultura classica e moderna, e nell’immaginario collettivo a livello mondiale, per essere stato il luogo da cui il gladiatore Spartaco guidò nel 73 a.C. la rivolta che per due anni tenne sotto scacco Roma negli anni immediatamente precedenti il primo triumvirato. Fu costruito da una colonia conquistata da Augusto dopo la battaglia di Azio, intorno al I secolo a.C.; fu restaurato da Adriano nel 119 d.C., il quale fece aggiungere statue e colonne; l’imperatore Antonino Pio lo inaugurò nel 155 d.C.

Riguardo alla data di costruzione dell’anfiteatro, non tutti gli storici ritengono attendibile il I secolo a.C. Secondo molti, l’attuale anfiteatro fu costruito tra il I e il II secolo d.C. sulle rovine di un anfiteatro precedente. Se è vera questa seconda ipotesi, allora il primo anfiteatro del mondo romano sarebbe quello di Pompei, costruito nel 70 a.C. Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, l’anfiteatro fu distrutto dai Vandali di Genserico e, durante la guerra di successione del Ducato di Benevento dell’841, dai Saraceni insieme alla città. Servì come fortezza per i principi longobardi di Capua. A partire dalla fine del IX secolo, fu ampiamente depredato dagli stessi capuani successivamente al trasferimento della Civitas Capuana dal sito d’epoca romana (Capua antica) a Casilinum, l’attuale Capua, in particolare per la creazione del Castello di età longobarda, fu utilizzato come cava di marmo e di materiali nella costruzione del Duomo, del campanile e di molti palazzi della Capua attuale e più tardi per la chiesa dell’Annunziata della stessa città. Lo smantellamento dell’anfiteatro per utilizzarlo nella costruzione della reggia di Caserta risulta invece essere un falso storico. L’opera di depredazione fu veramente feroce: si spezzarono i grandi massi per asportare il bronzo e il piombo che li univa e si usarono le pietre più piccole per pavimentare la strada. Solo nell’epoca borbonica la distruzione dell’anfiteatro ha fine grazie al re che lo dichiara monumento nazionale.

Sentirsi un gladiatore

La struttura non è molto curata ma è di una bellezza straordinaria (è in fase di restauro e durerà circa un anno). Dalle porte rimaste in piedi, seppur depredate da iscrizioni e fregi, ci si accorge della sua magnificenza. Camminare sotto le gallerie, salire le scale per affacciarsi nell’arena ti riporta indietro nel tempo a secoli fa e ti senti un po’ come nel film “Il gladiatore”. La parte sicuramente più interessante sono i sotterranei, veri protagonisti della struttura. Si possono ammirare i “sedili” su cui i lottatori aspettavano il loro turno per andare incontro alla morte o alla grazia del popolo e le nicchie in cui venivano tenuti gli animali per i combattimenti. Il silenzio fa da padrone in questi luoghi, ma un tempo per i combattenti erano seduti lì, sentendo la folla acclamare chi prima di loro dava spettacolo con la propria vita.

Accanto la struttura c’è poi il museo dei gladiatori dove è possibile ammirare alcuni bellissimi reperti tra cui elmi, spade e altre protezioni. C’è anche una ricostruzione accurata di una lotta tra gladiatori e le scalinate in splendido marmo bianco. Portare i bambini a visitare l’anfiteatro è una splendida idea per raccontare loro la magnificenza di Roma, la nostra storia, quella che ha portato l’Italia sulla vetta del mondo. Inoltre è divertente scoprire scale e nicchie, basta fare attenzione a dove si mettono i piedi.

Emmainvaligia

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